Body positive: quando i videogiochi diventano strumento di riflessione

Che il tema del body positive sia oggi molto presente è un dato di fatto, ma che esso venga affrontato all’interno di un videogioco, seppur dentro una precisa logica di marketing, è sicuramente molto innovativo. Sono molte le celebrità a promuovere l’accettazione di sé e del proprio corpo: dalla famosa modella curvy Ashley Graham a Beyoncé, fino ad arrivare alle nostre Emma Marrone e Chiara Ferragni. Ora ci pensa anche Animal Crossing: New Horizons, il simulatore di vita isolana e punta di diamante di Nintendo. L’opera videoludica, uscita il 20 marzo 2020 per la console Nintendo Switch ha avuto un grande successo, probabilmente anche perché uscito in un momento strategico in cui molti consumatori si sono trovati alla ricerca di forme di intrattenimento alternative.
L’universo di Animal Crossing non è estraneo alle campagne marketing, infatti, già brand di alta moda come Marc Jacobs e Valentino hanno utilizzato il simulatore di vita per lanciare le nuove collezioni. Lo stesso hanno deciso di fare marchi come Gilette e Givenchy, marchi dedicati a prodotti di bellezza e alla cura della persona. In questo caso la campagna pubblicitaria diventa però anche momento di riflessione, perché se è vero che Givenchy mette a disposizione ciprie e rossetti della sua collezione che i giocatori possono trovare in una boutique virtuale all’interno del gioco, Gilette fa molto di più. Il noto marchio introduce la possibilità di caratterizzare il proprio avatar con 19 tipi di tonalità della pelle e tantissimi altri segni particolari che, secondo la filosofia body positive, fanno parte di noi e ci rendono unici: le lentiggini, la vitiligine, i tatuaggi, ma anche la cellulite, l’acne e i peli. Tutto questo per promuovere la diversità e l’accettazione di sé.
La maggior parte dei giocatori potrebbe chiedersi perché caratterizzare il proprio avatar con particolari come acne o cellulite in un mondo in cui è possibile creare la versione migliore di sé. Ma forse è proprio questo il primo passo verso l’accettazione di sé.